UN OBSERVER REPORT FROM SYRIA

Decollata da Brindisi la missione militare ONU in Siria

Antonio Mazzeo
*Received From PeaceLink

Al via in Siria la missione di supervisione delle Nazioni Unite (UNSMIS) per il “rispetto del cessate il fuoco tra le parti”, autorizzata il 21 aprile scorso dal Consiglio di Sicurezza (risoluzione n. 2042). A Damasco è giunto il primo team ONU composto da trenta “osservatori militari non armati” che verranno poi dislocati in una decina di località del paese. Da qui a 90 giorni, il numero degli “osservatori” crescerà a 300 unità, compresi “consiglieri politici ed esperti nel campo dei diritti umani, dell’informazione e della sicurezza pubblica”.

È questa una missione ad altissimo rischio: un suo fallimento potrebbe avere la conseguenza di aprire la strada ad un intervento militare internazionale per spodestare il regime Assad. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, non ha voluto attendere il voto del Consiglio di Sicurezza per lanciare l’intera operazione. Messosi in contatto con il governo italiano, ha ottenuto che dal 15 al 17 aprile, cinque velivoli C-130J della 46^ Brigata Aerea di Pisa venissero impiegati per trasportare a Beirut una decina di autoveicoli blindati, “materiali e altri mezzi” stoccati presso il Centro Servizi Globale delle Nazioni Unite (UNGSC) ospitato presso il distaccamento di Brindisi dell’Aeronautica Militare. Tutto il materiale inviato è destinato agli “osservatori” ONU.

Quella brindisina è un’installazione poco nota al grande pubblico, tuttavia sta assumendo sempre più un ruolo chiave a livello internazionale. Oltre a fornire il supporto alle attività di peacekeeping dell’ONU, lo scalo viene utilizzato come base di “pronto intervento umanitario” del World Food Program, per l’invio di aiuti di prima necessità in qualsiasi parte del mondo colpita da un evento calamitoso. La base di Brindisi è inoltre impiegata dall’Agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne (Frontex) per le operazioni di pattugliamento aereo dell’Adriatico, del Canale di Sicilia e dei confini tra Grecia e Albania.

In una lettera inviata al Consiglio di Sicurezza, Ban Ki-moon ha reso noto che gli osservatori avranno il compito di “controllare la cessazione delle ostilità e l’applicazione degli altri punti del piano di pace” predisposto dall’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Kofi Annan. “Valuteremo sul campo gli sviluppi della situazione, prima di decidere se e quando espandere la missione”, ha aggiunto il Segretario generale ONU. L’accordo preliminare con le autorità siriane prevede che gli osservatori potranno spostarsi liberamente ovunque “a piedi o in auto”, fare fotografie e “utilizzare le apparecchiature tecniche necessarie a monitorare il rispetto del cessate il fuoco”. Potranno installare “temporaneamente” posti d’osservazione in città e villaggi, “monitorare” i convogli militari che si avvicinano ai centri abitati, indagare su ogni potenziale violazione degli accordi stipulati ed avere accesso ai centri di detenzione in coordinazione con la Croce rossa internazionale e le autorità siriane.

Gli “osservatori” saranno inizialmente messi a disposizione delle forze armate di Brasile, Belgio, Marocco, Norvegia, Russia e Svizzera. Anche l’Italia potrebbe fare la sua parte. Il 17 aprile, intervenendo in Parlamento, il sottosegretario alla Difesa, Gianluigi Magri, ha dichiarato che il governo è intenzionato “a trasferire un’aliquota delle forze già presenti in Libano nella vicina Siria”. Anche Olanda, Serbia, Cina, Croazia, Giordania, Pakistan, Egitto e Yemen hanno offerto la propria disponibilità ad inviare personale militare nel paese mediorientale.

Ban Ki-moon ha chiesto all’Unione europea di mettere a disposizione degli osservatori alcuni elicotteri da trasporto, in modo da “assicurare mobilità e capacità di pronta risposta in caso d’incidenti”. Ad oggi, però, Damasco non ha autorizzato l’uso degli scali nazionali per le operazioni di volo ONU. “Il regime di Bashar Al Assad non ha ancora ottemperato ai suoi obblighi di ritirare truppe e armi pesanti dalle città”, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite. “C’è stata un’escalation di violenza, ma entrambe le parti hanno manifestato l’intenzione di rispettare la tregua”. Secondo l’ONU, sarebbero già più di 9.000 le persone assassinate in Siria dall’inizio delle manifestazioni anti-governative del marzo 2011. Secondo il governo, invece, il numero delle vittime sarebbe di molto inferiore.

Crescono intanto le pressioni a livello internazionale per un intervento più “duro” e deciso contro il regime siriano. Al vertice di Parigi dei cosiddetti “Amici della Siria” (Stati Uniti, Francia, Arabia Saudita e Qatar), la Segretaria di Stato, Hillary Clinton, ha preannunciato che il proprio paese chiederà all’ONU di decretare “l’embargo sui viaggi e sulle armi e sanzioni finanziarie”. Il Qatar punta invece ad una missione multinazionale di “interposizione” e peace inforcement. Più cauta la NATO, che per bocca del suo segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, fa sapere che, allo stato attuale, l’alleanza non ha l’intenzione d’intervenire in Siria. Anche i capi del Pentagono, secondo l’agenzia Associated Press, si sarebbero dichiarati fortemente perplessi su un intervento militare USA. Durante una recente audizione al Congresso, il segretario alla Difesa Leon Panetta e il Capo di stato militare, gen. Martin Dempsey, hanno fatto sapere che le forze armate “sono pronte ad agire”, ma hanno aggiunto tuttavia che “ci sarebbero forti limiti” per un coinvolgimento diretto dei militari USA in un’altra guerra in Medio Oriente “dopo i lunghi conflitti in Iraq ed Afghanistan”. Panetta e Dempsey hanno comunque preannunciato il potenziamento delle attività d’intelligence e la fornitura di non meglio precisati “aiuti umanitari” alla popolazione siriana, per un valore di 25 milioni di dollari.

Mentre la maggioranza del Congresso si dichiara contraria ad un’opzione militare contro la Siria, il senatore repubblicano John McCain (ex candidato alle elezioni presidenziali del 2008) ha chiesto in Commissione difesa di inviare i caccia USA a bombardare le postazioni militari siriane, replicando l’intervento dello scorso anno in Libia. “Per cambiare gli equilibri militari all’interno del paese è necessario che gli Stati Uniti, in stretta collaborazione con i nostri alleati turchi ed arabi, forniscano all’opposizione siriana l’aiuto di cui essa ha bisogno per difendersi”, ha dichiarato McCain. “Ciò può includere l’addestramento e la fornitura di armi ed intelligence all’opposizione siriana, l’uso del potere aereo per colpire i centri di comando e di controllo del regime di Assad e l’aiuto necessario perché l’opposizione crei proprie zone di sicurezza all’interno della Siria”.

Intanto da Amman giunge a sorpresa la notizia che dal 7 al 28 maggio la Giordania ospiterà un’imponente esercitazione militare a cui parteciperanno oltre 8.000 militari di Stati Uniti ed altri 16 paesi Nato ed extra-Nato. L’esercitazione “area, navale e terrestre” si chiamerà Eager Lion 12 e sarà focalizzata sulle modalità di “gestione delle crisi” e sulle “tecniche di lotta al terrorismo”, secondo quanto dichiarato da un portavoce dal Pentagono.

ENGLISH

Took off from Brindisi UN military mission in Syria

Antonio Mazzeo

At the start of the mission in Syria UN supervision (UNSMIS) to “respect the cease-fire between the parties,” authorized on 21 April by the Security Council (resolution no. 2042). In Damascus, now is the first UN team composed of thirty “unarmed military observers” who are then located in a dozen places in the country. From here to 90 days, the number of “observers” will grow to 300 units, including “political advisers and experts in the field of human rights, information and public safety.”

This mission at the highest risk its failure could have the effect of opening the way for a military intervention to topple the Assad regime. The United Nations Secretary General, Ban Ki-moon, did not want to wait for the vote of the Security Council to launch the entire operation. Having become in contact with the Italian government, which has obtained 15 to 17 April, five C-130J aircraft of the 46th Air Brigade of Pisa in Beirut were used to transport a dozen armored vehicles, “materials and other means” stored at the United Nations Global Services Centre (UNGSC) housed at the Air Force detachment of Brindisi. All material posted is for “observers” UN.

Brindisi is an installation that unknown to the general public, however, is increasingly assuming a key role internationally. In addition to providing support to UN peacekeeping activities, the airport is used as the basis of “humanitarian emergency” of the World Food Program, to send much needed assistance anywhere in the world affected by a disaster. The base of Brindisi is also used by the European Agency for the Management of the External Borders (Frontex) for air patrol operations in the Adriatic, the Strait of Sicily and the borders between Greece and Albania.

In a letter sent to the Security Council, Ban Ki-moon announced that the observers will have the task of “controlling the cessation of hostilities and the implementation of other points of the peace plan” prepared by the Special Envoy of the UN and Arab League, Kofi Annan. “We will camp on the developments of the situation before deciding whether and when to expand the mission,” said UN Secretary General. The preliminary agreement with the Syrian authorities expected that observers can move freely anywhere “on foot or by car”, taking photographs and “use the technical equipment necessary to monitor compliance with the cease-fire.” They can install a “temporary” plots in towns and villages, “monitor” the approaching military convoys to towns, to investigate any potential violation of the agreements entered into and to have access to detention centers in coordination with the International Red Cross and the Syrian authorities.

The “observers” will initially be made available to the armed forces of Brazil, Belgium, Morocco, Norway, Russia and Switzerland. Even Italy would do its part. On April 17, speaking in Parliament, the Secretary of Defense, Gianluigi Magri, said that the government intends “to transfer a proportion of the forces already present in neighboring Syria in Lebanon.” Even the Netherlands, Serbia, China, Croatia, Jordan, Pakistan, Egypt and Yemen have already offered to send military personnel into the Middle Eastern country.

Ban Ki-moon has urged the European Union to provide observers a few transport helicopters, in order to “ensure mobility and response capacity in case of accidents.” To date, however, Damascus has not authorized the use of national airports for flight operations UN. “The regime of Bashar Al Assad has not fulfilled its obligations to withdraw troops and heavy weapons from the city,” said the Secretary General of the United Nations. “There has been an escalation of violence, but both sides have indicated their intention to respect the truce.” According to the UN, had already more than 9,000 people killed in Syria since the beginning of anti-government demonstrations in March 2011. According to the government, however, the death toll would be much lower.

Meanwhile, the growing international pressure to intervene more “hard” and decided against the Syrian regime. At the Paris summit of the so-called “Friends of Syria” (USA, France, Saudi Arabia and Qatar), the Secretary of State, Hillary Clinton, has warned that his country will ask the UN to declare “the embargo on travel and arms embargo and financial sanctions. ” The Qatar strives for a multinational mission of “interposition” and peace-inforcement. More cautious NATO who, through its secretary general, Anders Fogh Rasmussen, has announced that, at present, the alliance has no intention to intervene in Syria. Even the leaders of the Pentagon, according to the Associated Press, would plead strongly stumped on a U.S. military intervention. During a recent congressional hearing, Secretary of Defense Leon Panetta and the Chief of Military, gen. Martin Dempsey, have indicated that the armed forces “are ready to act”, but added however that “there would be severe limitations” for a direct U.S. military involvement in another war in the Middle East “after the long conflict in Iraq and Afghanistan. ” Panetta, however, and Dempsey have announced the enhancement of intelligence activities and the provision of unspecified “humanitarian aid” to the Syrian population, with a value of $ 25 million.

While the majority of Congress opposes a military option against Syria, Republican Sen. John McCain (former presidential candidate in 2008) has asked the Commission to send the fighters defending the U.S. to bomb Syrian military facilities, replicating the ‘intervention in Libya last year. “To change the military balance within the country it is necessary that the United States, in close cooperation with our Turkish allies and Arab Syrian opposition provide the help she needs to defend itself,” said McCain. “This may include training and supplying weapons and intelligence Syrian opposition, the use of air power to hit the centers of command and control of the Assad regime and the help they need because the opposition creates their own areas security within Syria. ”

Meanwhile in Amman comes to surprise the news that May 7 to 28, Jordan will host a massive military exercise involving more than 8,000 soldiers in the U.S. and other NATO countries and 16 non-NATO. The exercise “area, land and sea” will be called Lion Eager 12 and will focus on how to “crisis management” and “techniques of combating terrorism”, according to a statement by a spokesman from the Pentagon.

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