MARINELLA CORREGGIA: OBSERVER MISSION, SECOND DAY

Lattakia Day

Marinella Correggia

Such is war.

The day when a bomb exploded in Damascus near the Iranian Embassy, in which Kofi Annan lamented the resumption of violence, in which Obama declared contralateral new sanctions on Syria, Iran and “who supports them in using technology to target civilians, “and in which the opposition denounced attacks on the government army in Homs and Hama, the international delegation (” for peace and establish the facts “) of the World Peace Council and the World Federation of Democratic Youth, with people from 24 countries (from Cuba to South Africa, from Russia to Mozambique, from Venezuela to Italy, etc.) was located in the quiet seaside town of Lattakia, where only the lack of tourists made one think of something strange. Mediterranean coast, green, with olive groves, citrus orchards. City buildings with clear, never very high.

University professors and linger on the gratuitousness of the university, which cost about 12 euros a year plus free medical care. (And speaking of oddities: Yesterday we heard right? The foreign debt has Sirianon?)

In the afternoon there are so many college students. But talk to some. What happens here, the media is saying that young Syrians protest and the government kills them … Ali who studied architecture responds: “Yes … the media – we know – they say that in Lattakia there are tanks. Where am I? You have crossed the city, right? And where are the dead? “. Basma (the only girl you see veiled) confirms. The same question addressed to Professor Mohammad Moulla the Faculty of Agriculture gets this response: “There are unemployed people who are paid to protest. Then of course there are economic difficulties and the crisis there are those who are dissatisfied, as everywhere I guess. ”

Walk in the center of the white coastal town. Curiously, only women stop us. A German who for 40 years, Syria maintains a café. Suggests going “to the fish market, not only here in these streets remain wealthy.” Then he says he knew that farmers no longer have the courage to go into the country for fear of being kidnapped, after several such cases.

Several banners with the big face of political aspirants, May 7th we vote, with new parties. But no banners bearing the names of the parties, only those candidates and perhaps their area. A member of the Communist Party, then we will explain that they are the ones to put his name and party symbol and the program, others point to the network of local knowledge and family. It is not clear the same.

Let’s see some beggars, but not more than an Italian. Sellers of lottery, but not higher than in Italy. A little further on Mrs. Nadia stops us to tell the Russian delegate “with Russia” (the veto) and the other “just create problems and deaths in Syria.” It also shows a device that carries on his stomach, he says that it costs so much and yet he got for free. One hundred meters further on two other women curious. One speaks English, French 0altra. The Anglophone is Jola (“the name of the empress Julia”), then Christian, home-economist. He says that “the point is not the elections, at least not now. Besides, how are you in Italy after Berlusconi? The point is that if they finish outside interference of all these countries, ending all at once and you can negotiate. But you do not see that because of the distraction of our Mediterranean, all these are ruining our country? Those of the north bank with finance and the crisis, those on the southern shore with the wars, as in Libya. These armed groups, some of them are like your mafia, kidnap, kill … He is always spoken of Homs Homs, but we all march, and many Saudis and other Salafis. ” And again: “The economic situation is bad.”

Here and there the partners say that the unemployed are paid to get in the opposition.

Jola concludes: “I repeat, if you cease all interference is resolved.”

I remember when they said Libya “sela Natosmette to bomb us you will come to an agreement between us Libyans.” Mala Natoha stopped when it was time.

About: In the evening return to Damascus encounter Shakter Ahmed, who lives in Syria, Libya for 13 years. And ‘in touch with the million (he says) of Libyans fled to Egypt (other than in Algeria and Tunisia). They are not refugees, nor wish to be, are encamped in Cairo and Alexandria before returning to Libya, but now can not because of persecution in act, he says.

About victims of conflicts, there are over 400 thousand internally displaced people in Syria because of the fighting.

ITALIAN

Reportage dalla Siria .2 – Giornata a Lattakia

Marinella Correggia

Così è la guerra. Il giorno in cui a Damasco scoppiava una bomba vicino all’ambasciata iraniana, in cui Kofi Annan lamentava la ripresa delle violenze, in cui Obama dichiarava nuove sanzioni controla Siria, l’Iran e “chi li sostiene nell’uso delle tecnologie per colpire i civili”, e in cui l’opposizione al governo denunciava attacchi dell’esercito a Homs e Hama, la delegazione internazionale (“per la pace e l’accertamento dei fatti”) del World Peace Council e della Federazione mondiale della gioventù democratica, con persone da 24 paesi (da Cuba al Sudafrica, da Russia a Mozambico, da Venezuela a Italia ecc) si trovava nella tranquilla città marina di Lattakia, dove solo l’assenza di turisti faceva pensare a qualcosa di strano. Costa mediterranea, verde, con oliveti, agrumeti. Città con palazzi chiari, mai molto alti.

All’università i docenti si dilungano sulla gratuità degli studi universitari, che costano circa 12 euro l’anno, più le cure mediche gratuite. (e a proposito di stranezze: abbiamo sentito bene ieri?La Sirianon ha debito estero?)

Nel pomeriggio non ci sono tanti studenti all’università. Ma parliamo con alcuni. Cosa succede qui, i media dicono che i giovani siriani protestano e il governo li uccide…Risponde Ali che studia architettura: “Sì…i media – lo sappiamo – dicono che a Lattakia ci sono i carri armati. Dove sono? Avete attraversato la città, no? E dove sono i morti?”. Basma (l’unica ragazza velata che vediamo) conferma. La stessa domanda rivolta al professore Mohammad Moulla della facoltà di Agricoltura ottiene questa risposta: “Ci sono disoccupati che vengono pagati per protestare. Poi certo ci sono difficoltà economiche e con la crisi c’è chi è insoddisfatto, come ovunque credo”.

Passeggiata nel centro della bianca città costiera. Curiosamente solo donne ci fermano. Una tedesca che da 40 anni in Siria gestisce una caffetteria. Suggerisce di andare “al mercato del pesce, non rimanete solo qua in queste strade più benestanti”. Poi dice che agricoltori di sua conoscenza non hanno più il coraggio di andare in campagna per paura di essere rapiti, dopo diversi casi del genere.

Diversi striscioni con le faccione di aspiranti politici; il 7 maggio si vota, con nuovi partiti. Ma gli striscioni non portano i nomi dei partiti, solo quelli dei candidati e magari la loro area. Un esponente del partito comunista ci spiegherà poi che loro sono gli unici a mettere anche il nome e simbolo del partito e il programma, gli altri puntano alla rete di conoscenze territoriali e familiari. Non è chiaro lo stesso.

Vediamo alcune mendicanti, ma non più di una via italiana. Venditori di lotteria, ma non più che in Italia. Poco più in là la signora Nadia ci ferma per dire alla delegata russa “grazie Russia” (per il veto) e agli altri “basta creare problemi e morti in Siria”. Mostra anche un apparecchio che porta sulla pancia, dice che costa tanto eppure l’ha ottenuto gratis. Cento metri più avanti due altre donne incuriosite. Una parla inglese, l’0altra francese. L’anglofona è Jola (“il nome dell’imperatrice Giulia”), dunque cristiana, economista casalinga. Dice che “il punto non sono le elezioni, non adesso almeno. Del resto voi in Italia come state dopo Berlusconi? Il punto è che se finiscono le interferenze esterne di tutti questi paesi, finisce subito tutto e si potrà negoziare. Ma non vedete che a causa della distrazione di noi mediterranei, stanno rovinando tutti questi nostri paesi? Quelli della sponda nord con la finanza e la crisi, quelli della sponda sud con le guerre, come in Libia. Questi gruppi armati, alcuni fra loro sono come la vostra mafia, rapiscono, ammazzano…Poi si parla sempre di Homs ma su Homs ci marciano tutti, sauditi e salafiti e tanti altri”. E ancora: “la situazione economica è pessima”.

Qui e là gli interlocutori dicono che i disoccupati sono pagati per entrare nell’opposizione.

Jola conclude: “Ripeto, se smettono le interferenze si risolve tutto”.

Ricordo quando in Libia dicevano “sela Natosmette di bombardare ci si potrà mettere d’accordo fra noi libici”. Mala Natoha smesso quando è stato il momento.

A proposito: la sera di ritorno a Damasco incontriamo Ahmed Shakter, libico che vive in Siria da 13 anni. E’ in contatto con il milione (dice lui) di libici scappati in Egitto (più gli altri in Algeria e Tunisia). Non sono rifugiati né vogliono esserlo, sono accampati al Cairo e ad Alessandria in attesa di tornare in Libia, ma adesso non possono per via della persecuzione in atto, dice.

A proposito di vittime dei conflitti; sono oltre 400mila gli sfollati interni in Siria a causa degli scontri.