UN ANNO DOPO L’INIZIO DELLA CRISI SIRIANA

Un testimone: In Siria i responsabili delle atrocità sono gli oppositori armati

L’ingegnere di cui abbiamo raccolto la testimonianza viveva nella città di Homs fino a che, nel giugno 2011, terrorizzato dagli orrori commessi nel suo quartiere, è fuggito dalla città con la famiglia per rifugiarsi presso i genitori in un villaggio vicino (*). Le sue affermazioni in questa intervista con Silvia Cattori contraddicono tutti i resoconti comparsi sui nostri principali media. Ci viene svelato come crimini efferati siano stati commessi dagli estremisti sunniti e non, come questi ultimi affermano, dall’esercito governativo.

14 MARZO 2012 | TEMI (S.CATTORI)

Ribelli armati in Siria

Silvia Cattori:La città di Homs, il quartiere di Baba Amro, sono stati oggetto di numerosi reportage di giornalisti entrati illegalmente in Siria,«nel cuore dell’esercito siriano libero» [1].Vorremmo conoscere il vostro punto di vista su quanto è accaduto a Homs da un anno a questa parte.

Risposta:Sono originario di Homs. Vivevo nel quartiere di Bab Sebaa. A metà aprile del 2011, gruppi di persone hanno cominciato a riunirsi pacificamente nel centro di Homs, sulla via Al-Kowatly, per chiedere riforme. Ben presto, però, la gente ha cominciato a sospettare di queste manifestazioni, c’era qualcosa di strano, di poco chiaro: taluni avevano comportamenti provocatori, estranei al sentire comune del nostro paese, ad esempio lanciavano slogan che incitavano alla Jihad. Molto rapidamente tutte le persone che conoscevo hanno smesso di manifestare, non si sentivano più a loro agio e concordi con questo genere di proteste del venerdì, all’uscita dalle moschee.

A giugno sulla strada di Hadara [a Bab Sebaa], sono stati ritrovati una quindicina di corpi di alauiti, fatti a pezzi, teste e membra tagliate, con un cartello: «vendita carne». Sconvolti da questo eccidio, degli alauiti hanno incendiato dei negozi appartenenti a sunniti. Persone raccontavano di atti orribili di cui erano stati testimoni. Macchine di alauiti sono state date alle fiamme. L’inquietudine montava. A quel punto alauiti e cristiani hanno cominciato a marcare i loro negozi e macchine con delle croci ben visibili. Un giorno ho visto sotto il cofano di un camion, appartenente a sunniti, un carico di armi e munizioni. Ho visto sunniti armati sparare contro alauiti, sparare all’impazzata per uccidere. Si udivano di continuo detonazioni, spari, e le urla «Allah Akbar». I miei bambini erano turbati, avevano paura. Così ho preso la decisione di lasciare Bab Sebaa e con la mia famiglia mi sono rifugiato dai miei genitori, in un villaggio vicino Homs.

Non avevamo mai visto questo genere di cose in Siria. Fino ad allora avevamo vissuto in perfetta armonia, non c’era mai stato nessun problema tra Siriani di diverse religioni. Per la prima volta ho sentito parlare di salafiti…

Sono tornato a Bab Sebaa due volte, a luglio e agosto. Il quartiere si stava svuotando, lentamente stava cessando di vivere. La maggior parte delle famiglie è fuggita, i bambini non c’erano quasi più, le scuole sono state chiuse. Poche famiglie sono rimaste solo perché non sapevano dove andare. L’ultima volta sono tornato a novembre. Homs era ormai diventata una città fantasma. Nessuno osava più avventurarsi in certi quartieri, la città era morta.

Silvia Cattori:Anche i sunniti sono stati perseguitati? Anche loro erano fuggiti?

Risposta:Sì, certamente. La grande maggioranza dei sunniti si è opposta a questi estremisti ed era contraria alle milizie armate. Il mio medico era sunnita e non era d’accordo con la loro violenza, ne aveva paura. Andava a pregare in moschea ma non partecipava alle manifestazioni. Poco a poco tutti i suoi pazienti sunniti hanno cominciato a disertare il suo studio. Si è sentito minacciato e ha lasciato Homs. Nella via dove abitavo solo due famiglie sunnite sono rimaste. I Siriani che sostengono gli oppositori armati sono una piccola minoranza. Gli oppositori armati hanno comportamenti inumani che spaventano gli stessi sunniti, non solo i cristiani o gli alauiti.

A maggio, Fadi Ebrahim, un giovane sunnita di 25 anni, è stato visto mentre scattava delle foto, cosa che era stata proibita dai miliziani, ed è stato rapito. Tempo dopo il suo cadavere è stato ritrovato in mezzo alla spazzatura a Bab Sebaa, nel mio quartiere.

Silvia Cattori:Temporalmente, a quando risale la rottura tra questa minoranza di manifestanti e la popolazione inquietata dai loro comportamenti?

Risposta:Credo fosse la fine di aprile quando la grande maggioranza delle persone, tra cui moltissimi sunniti, ha smesso di manifestare con loro. Solo i più fanatici hanno continuato ad andare a queste manifestazioni che partivano il venerdì dalla moschea. Sunniti che si erano rifiutati di manifestare sono stati rapiti, taglieggiati, uccisi. Queste manifestazioni anti-Bashar el-Assad non hanno mai raccolto più di qualche migliaio di persone, ma hanno beneficiato di una enorme risonanza mediatica all’estero.

Poco a poco si è preso coscienza del vero pericolo che correva il nostro paese. Certamente il timore che un intervento esterno facesse accadere anche a noi ciò che era successo al popolo libico, ha contribuito. A quel punto sono cominciate grande manifestazioni di milioni di persone in tutto il paese a sostegno di Assad, che chiedevano un cambiamento progressivo e pacifico, e soprattutto si opponevano a qualunque intervento straniero.

Silvia Cattori:Suoi parenti hanno subito violenze di cui ha la prova che siano state commesse dalle milizie armate?

Risposta:Sì. Due cugini della famiglia di mia moglie, originari di Al Qusayr, un villaggio vicino Homs abitato da cristiani e sunniti. Il primo, un ingegnere di 24 anni, è stato ucciso nel febbraio del 2012 mentre usciva da casa sua. L’altro, di 30 anni, è stato rapito dieci giorni fa e poi ritrovato impiccato ad un albero. È proprio ad Al Qusayr che l’esercito regolare si sta concentrando ora per sgominare i ribelli.

Dal lato della mia famiglia, in dicembre, un cugino di 33 anni è stato rapito a Baba Amro. È stato ritrovato due settimane dopo tra la vita e la morte a causa delle torture che aveva subito. È rimasto in ospedale per due mesi. Altri tre uomini erano stati presi con lui. Ad uno di loro, sunnita, hanno straziato le gambe. Gli altri due erano alauiti: sono stati sgozzati. Pensiamo che nostro cugino non sia stato ucciso perché è cristiano.

A gennaio, un mio vicino – l’unico che era rimasto a Bab Sebaa con la famiglia – mentre usciva dal suo palazzo in compagnia della figlia per accompagnarla all’università, è finito sotto il fuoco di cecchini. Lui è rimasto ucciso sul colpo, la figlia ferita.

Silvia Cattori:Vorremmo davvero capire chi sono questi che sgozzano, torturano, rapiscono. Nel caso di suo cugino, ad esempio, lui è tornato, cosa ha potuto testimoniare?

Risposta:Lui e i suoi amici sono stati fermati all’entrata del quartiere di Baba Amro ad un posto di blocco militare da uomini mascherati che indossavano uniformi dell’esercito regolare. Hanno mostrato i loro documenti ai militari dicendo di essere dalla loro parte, gli uomini mascherati li prendevano in giro, dicevano: «Sì, sì, lo vediamo che siete nostri amici…!». A quel punto hanno capito che quegli uomini mascherati erano miliziani dell’«Esercito libero» (ESL). Qui da noi, dal nome e dalla regione di provenienza, si può capire a che religione si appartiene. Gli uomini mascherati hanno immediatamente sgozzato i due alauiti. Poi hanno torturato alle gambe il sunnita ma l’hanno liberato dopo aver minacciato la sua famiglia. Mio cugino è stato portato via, gli dicevano che sarebbe stato liberato se veniva pagato un riscatto. Sono cominciati dei negoziati tra i miliziani e le forze governative per ottenere il suo rilascio. Come dicevo, è stato ritrovato due settimane dopo in uno stato spaventoso.

Silvia Cattori:Credo a quanto mi racconta, ma i nostri media – facendo affidamento sui resoconti di giornalisti entrati illegalmente in Siria – imputano sistematicamente al governo di el-Assad gli atti barbari che lei attribuisce agli estremisti sunniti [2].Come può capire il pubblico da che parte sta la verità?

Risposta:Le violenze e gli orrori che subiamo da ben un anno sono commessi dalle milizie. Conosciamo il nostro popolo; la nostra gente, i nostri soldati, non sono violenti. Fanno ciò che possono. Rischiano la vita per proteggerci da queste milizie armate che rapiscono, taglieggiano, uccidono. Più di 3.000 soldati sono morti nel corso dell’ultimo anno.

La situazione è diventata crudele, la vita quotidiana dei Siriani è sconvolta dal caos e dall’insicurezza provocata da queste milizie. È duro, molto duro, vedere le persone costrette ad andarsene, il popolo cadere nella miseria. Molti hanno perso il lavoro. Le sanzioni dell’Onu aggravano la situazione.

Silvia Cattori:Abbiamo appreso ascoltandola che Baba Amro era un quartiere abbandonato dai suoi abitanti da molto tempo. Nessuno dei nostri media ha raccontato questo. Quando l’esercito ha dato l’assalto all’ESL [Esercito Siriano Libero], quindi, non c’erano civili presi in ostaggio, come pretendeva l’informazione nostrana?

Risposta:Mio fratello è rientrato due volte a Baba Amro nel mese di novembre per trasportarvi delle merci. Ci ha raccontato che la quasi totalità degli abitanti aveva lasciato il quartiere, che tutto era stato distrutto, i negozi erano chiusi. C’era ancora acqua ed elettricità, ma pochissime persone; cento o duecento famiglie al massimo. Si pensi che a Baba Amro vivevano 90.000 persone prima dell’arrivo delle milizie armate [3].

Silvia Cattori:Quante persone sono fuggite da Homs?

Risposta:La grande maggioranza degli abitanti di Homs e dei sobborghi della città è scappata [4]. Penso diverse centinaia di migliaia di persone. Quando sono tornato a Bab Sebaa a novermbe, nella via dove abitavo solo due famiglie, su cinquecento, erano ancora lì. Tutti sono scappati, cristiani, sunniti, alauiti.

Silvia Cattori:Quando ha sentito che i combattenti dell’ESL erano stati cacciati da Baba Amro, cosa ha provato?

Risposta:Un grande sollievo. Da tempo aspettavamo l’intervento dell’esercito. Le immagini mostrate durante l’assalto di febbraio possono far credere che sia stato l’esercito governativo a distruggere Baba Amro. Ma come ricordavo prima, Baba Amro era stato stato distrutto molto prima dalle milizie.

Silvia Cattori:A Baba Amro ora la popolazione può rientrare, i gruppi armati sono stati cacciati. Che ne è degli altri quartieri?

Risposta:Uno dei quartieri più problematici, ora, è quello di Al Hamidia. Vi si trova una piccola minoranza di sunniti. I cristiani che vi sono rimasti hanno passato dei momenti molto duri. Sono stati vittime di aggressioni, furti, rapimenti, da mesi ormai. La gente non osava più uscire di casa. L’esercito non poteva andare in loro aiuto perché i miliziani controllavano le vie di accesso, avevano occupato le case dei cristiani e li tenevano in ostaggio.

L’unico quartiere di Homs da cui la gente non sia fuggita in massa è quello di Akrama [come invece nel caso di Al Hamidia]. È ad Akrama, dove cristiani e alauiti sono in maggioranza, che le persone in cerca di maggiore sicurezza cercavano di trovare un alloggio. Gli abitanti si sono organizzati per proteggersi. Qui gli abitanti si sentivano più sicuri rispetto le altre zone di Homs, almeno fino a gennaio. [5]

Silvia Cattori

(*) Non divulgheremo il nome dell’intervistato per proteggerlo. Siamo tuttavia disponibili a rivelare la sua identità il giorno in cui l’ONU si preoccuperà di interrogare i testimoni vittime dell’opposizione armata.

http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1560
http://www.silviacattori.net/article2966.html

Allegato Rimosso

Sent to SYRIA 360° by Peacelink

ONE YEAR AFTER THE BEGINNING OF THE SYRIAN CRISIS

(English Translation Via Google)

A witness: In Syria the perpetrators of atrocities are the armed opposition

The engineer of the testimony that we lived in the city of Homs until, in June 2011, terrified by the horrors committed in his neighborhood, fled the city with his family to take refuge with her parents in a nearby village (*). His statements in this interview with SC contradict all accounts appeared on our mainstream media. There is unveiled as heinous crimes have been committed by Sunni extremists and not, as they say, by government.

March 14, 2012 | TOPICS (S.CATTORI): ROLE OF STAMPAMANIPOLAZIONE OPINION, WAS LYING TO SYRIA

Rebel forces in Syria

SC: The city of Homs, the district of Baba Amro, have been the subject of numerous reports of journalists entered illegally in Syria, “in the heart of the Syrian army free” [1]. We would like to know your point of view on what is occurred in Homs by a year now.

Answer: I’m originally from Homs. I lived in the neighborhood of Bab Sebaa. In mid-April of 2011, groups of people began to assemble peacefully in the center of Homs, the way Al-Kowatly to demand reforms. Soon, however, people began to suspect that these events, there was something strange, unclear: some had provocative behavior, unrelated to the common sentiment of our country, such as throwing slogans inciting to Jihad. Very soon all the people I knew have stopped demonstrating, they no longer felt at ease and agree with this kind of protest on Friday, leaving the mosques.

In June, on the road Hadara [Bab Sebaa], were found fifteen bodies of Alawites, torn into pieces, cut off heads and limbs, with a sign saying, “sell flesh.” Shocked by this massacre, the Alawites have burned shops belonging to Sunnis. People told of the horrible acts they had witnessed. Alawites machines were set on fire. The anxiety was mounting. At that point Alawites and Christians have begun to mark their shops and cars with crosses visible. One day I saw you under the hood of a truck belonging to Sunnis, a cargo of arms and ammunition. I saw armed Sunnis against Alawites fire, shooting wildly to kill. Detonations could be heard continuously, shooting, and yelling “Allah Akbar”. My kids were upset, they were afraid. So I made the decision to leave Bab Sebaa with my family and I fled from my parents, in a village near Homs.

We had never seen this kind of thing in Syria. Until then we had lived in perfect harmony, there was never any problem between Syrians of different religions. For the first time I heard of Salafi …

I went back to Bab Sebaa twice, in July and August. The neighborhood was emptying, were slowly ceasing to live. Most families have fled, the children were almost, schools were closed. Few families were left because they did not know where to go. The last time I came back in November. Homs had become a ghost town. No one dared to venture into certain neighborhoods, the city was dead.

SC: Even the Sunnis have persecuted? They too had fled?

Answer: Yes, certainly. The vast majority of Sunnis are opposed to these extremists and was opposed to armed militias. My doctor was a Sunni Muslim and did not agree with their violence, he was afraid. He went to pray in the mosque but did not participate in the demonstrations. Gradually all his patients Sunnis have begun to desert his study. He felt threatened and left Homs. On the street where I lived only two Sunni families have remained. The Syrians who support armed opponents are a small minority. Opponents armed inhuman behaviors that frighten the Sunnis themselves, not just Christians or Alawites.

In May, Ebrahim Fadi, a young Sunni 25 years, was seen and snapped the photos, which had been banned by the militia, and was kidnapped. Some time later his body was found amid the trash at Bab Sebaa, in my neighborhood.

SC: Temporally, when was the break between this minority of protesters and the population inquietata by their actions?

Answer: I think it was the end of April when the vast majority of people, including many Sunnis, has ceased to manifest themselves. Only the most fanatical continued to go to these events that started on Friday from the mosque. Sunnis who refused to manifest have been kidnapped, ransom, killed. These manifestations of anti-Bashar el-Assad has never collected more than a few thousand people, but benefited from a huge media coverage abroad.

Gradually he became aware of the real danger that ran our country. Certainly the fear that outside intervention did happen to us what had happened to the people of Libya, has contributed. Then started the great events of millions of people around the country in support of Assad, who demanded a gradual and peaceful change, and especially opposed to any foreign intervention.

SC: His relatives have been subjected to violence of which they prove that they were committed by armed militias?

Answer: Yes Two cousins of my wife’s family, originating in the Qusayr, a village near Homs inhabited by Christians and Sunni Muslims. The first, an engineer aged 24, was killed in February of 2012 as he left his house. The other is 30 years old, was kidnapped ten days ago and later found hanging from a tree. It is Al Qusayr that the regular army is concentrating now to rout the rebels.

On the side of my family in December, a 33 year old cousin was kidnapped in Baba Amro. It was found two weeks later between life and death because of the torture he had endured. He remained in hospital for two months. Three other men were taken with him. For one of them Sunni, have broken legs. The other two were Alawites: were slaughtered. We believe that our cousin was not killed because he is Christian.

In January, a neighbor of mine – the only one who had stayed at Bab Sebaa with the family – as he left his palace with his daughter to accompany her to college, has come under fire from snipers. He was killed instantly, her daughter wound.

SC: We would like to know who are these that slay, torture, kidnap. In the case of his cousin, for example, he is back, what could testify?

Answer: He and his friends were stopped at the entrance of the district of Baba Amro at a military checkpoint by masked men wearing uniforms of the regular army. They showed their papers to the soldiers saying they were on their side, the masked men teased them, saying, “Yes, yes, I see that you are our … friends.” At that point they realized that the men were masked militants of the ” Army For Hire ‘(ESL). Here, by name and region of origin, you can understand what religion you belong. The masked men were immediately slaughtered the two Alawites. Then they tortured the Sunnis, but the legs have freed after his family threatened. My cousin was taken away, told him he would be released if a ransom was paid. They started negotiations between the militants and government forces in order to obtain his release. As I said, it was found two weeks later in a dreadful condition.

SC: I believe what he tells me, but our media – relying on reports of journalists entered Syria illegally – routinely accuse the government of el-Assad barbarous acts which she attributes to the Sunni extremists [2]. How can the public know which way is the truth?

Answer: The violence and the horrors we suffer from as much as one year are committed by the militias. We know our people, our people, our soldiers, are not violent. They do what they can. They risk their lives to protect us from these armed militias who abduct, taglieggiano, kill. More than 3,000 soldiers have died in the last year.

The situation has become cruel, the daily life of the Syrians is the chaos and insecurity caused by these militias. It is hard, very hard to see people forced to leave, the people falling into poverty. Many have lost their jobs. The UN sanctions exacerbate the situation.

SC: We have learned that listening to Baba Amro was a neighborhood abandoned by its inhabitants for a long time. None of our media has reported this. When the army raided the ESL [Free Syrian Army], then, there were no civilians taken hostage, claiming the information as our local?

Answer: My brother has returned twice to Baba Amro in November to transport goods. He told us that almost all the inhabitants had left the neighborhood, that everything had been destroyed, the shops were closed. There was still water and electricity, but very few people, or two hundred families at most. Consider that 90,000 people lived in Baba Amro before the arrival of armed militias [3].

SC: How many people have fled from Homs?

Answer: The vast majority of the inhabitants of the suburbs of the city of Homs and ran away [4]. I think hundreds of thousands of people. When I came to Bab Sebaa novermbe, the street where I lived only two families of five hundred, were still there. All fled, Christians, Sunnis, Alawites.

SC: When he heard that the fighters were driven out of ESL Baba Amro, how he felt?

Answer: A great relief. For some time we waited for the intervention of the army. The images shown during the attack in February may have you believe that it was the government army to destroy Baba Amro. But as I recalled earlier, Baba Amro had long before been destroyed by the militias.

SC: A Baba Amro now the population may fall, armed groups have been expelled. What about the other districts?

Answer: One of the most problematic, now, is that Al Hamidia. There is a small minority of Sunnis. The Christians who remain have spent a lot of hard times. Were victims of assaults, robberies, kidnappings, for months now. People did not dare leave the house. The army could not come to their aid because the militiamen patrolled the streets of access, had occupied the houses of Christians and holding them hostage.

The only district of Homs where people are not fleeing en masse is to Akrama [as is the case of Al Hamidia]. For Akrama, where Christians and Alawites are the majority, that people in search of greater security were trying to find accommodation. The residents have organized themselves to protect themselves. Here the residents felt safer than other areas of Homs, at least until January. [5]

SC

(*) Will not disclose the name of the interviewee to protect it. However, we are willing to reveal his identity on the day when the UN will seek to interview witnesses victims of the armed opposition.

Translated from French by Simone Santini (03/14/2012):
http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1560

Original article in French (03/13/2012):
http://www.silviacattori.net/article2966.html

Appendix Removed