MARINELLA CORREGGIA: IRAQI AND SYRIAN VOICES

Posted on May 2, 2012 by

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ORIGINAL ITALIAN

dalla Siria .6 –  Iracheni e siriani, voci che nessuno ascolta

Marinella Correggia

Jbab e Damasco

“Peggio dei terremoti e delle tempeste è l’odio settario. Per la nostra religione è un peccato gravissimo. Chi uccide una singola persona è come se uccidesse l’umanità intera, dice il Corano. Eppure le potenze esterne hanno fatto in modo di alimentare il settarismo violento anche in Siria”. Il maestro Ali è un musulmano praticante e sunnita che vive nel grosso paese di Jbab, governatorato di Deraa (considerato roccaforte dell’opposizione al governo), a 40 minuti di pulman da Damasco, fra uliveti vecchi e nuovi (la Siria è fra i primi produttori al mondo) e campi di grano. A Jbab “riciclano” le grosse scure pietre di basalto per costruire le case nuove; la sua, Ali l’ha costruita da sé e con spontanei criteri di bioarchitettura. Dopo un tè e un caffè, si congeda insieme alla moglie (che non parla), precisando che a Jdab non ci sono problemi e che quando è andato a Deraa a prendere lo stipendio ha trovato tutto calmo.

Iracheni erranti

A Damasco, nel quartiere di Jaramana, la sera gli iracheni (uomini) si ritrovano a giocare a scacchi e bere tè sotto una grande tenda arredata, allestita due anni fa da uno di loro. La Siria ha ospitato e ospita oltre a palestinesi e libanesi un numero incredibile di iracheni scappati dopo la guerra di Bush del 2003 con il caos e il conflitto settario che ne sono seguiti. Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), il numero (fluttuante) di iracheni rifugiati in Siria è di oltre 1.100.000 persone più 300mila prive di status. Sono una parte sono registrati. Damasco ha sempre concesso permessi di soggiorno rinnovabili ma questa enormità di rifugiati è un peso sociale enorme. Ha aumentato i prezzi degli affitti e delle case, ha portato fenomeni di delinquenza, disagio, prostituzione. A parte gli aiuti alimentari forniti dall’Unhcr, l’assistenza sanitaria gratuita delle strutture siriane e della Red Crescent siriana, la scuola pure gratuita (ma molti bambini iracheni non ci  vanno e lavorano), gli iracheni teoricamente non possono lavorare; comunque l’occupazione al nero è tollerata. Come vedono la tragedia siriana? Saad (di Baghdad, quartiere Qarrada) gestisce un lavanderia: “Siamo scappati in Siria perché qui era più facile essere accolti, la vita costava poco, eravamo vicini al nostro paese e le tradizioni sono simili. Ma adesso temiamo un intervento armato esterno anche qua ad appoggiare i gruppi di terroristi fanatici come quelli che ci hanno fatti partire dall’Iraq. Volete bruciare la Siria con tutti i suoi abitanti? Molti iracheni stanno cercando di andar via. C’è anche una politica per farne andare un po’ in Turchia a gonfiare le cifre sui rifugiati dalla Siria”.

Sotto la tenda-bar, il signor Abdel Fatteh spiega che a causa delle sanzioni bancarie è adesso difficile ricevere la pensione dall’Iraq. “Sono venuto qua nel 2006 con mia moglie e tre figli per il pericolo di attentati, le violenze settarie, i rapimenti…Adesso rivedo tutto qui”.  Majid, che a Baghdad viveva ad Adamyia, è arrivato nel 2007 con moglie e cinque figli dopo che altri tre gli sono stati uccisi; uno dopo un rapimento, e due gemelle in un’esplosione in città. Lavora come piccolo commerciante ma la crisi della Siria ha danneggiato tutti,  e gli aiuti internazionali ai rifugiati sono pochissima cosa. Ha fatto l’intervista per trasferirsi…negli Stati Uniti.

La loro storia da Homs

Rimarrà a Homs e non tornerà nel paese dell’Est europeo che ha lasciato 29 anni fa con il marito siriano la signora M.  Attualmente in visita a Damasco, chiede di non precisare né il suo paese d’origine né il quartiere di Homs in cui vive perché “credo di essere una delle pochissime straniere ancora lì e rischio”. Torna spesso a casa e anche là c’è disinformazione  sulla Siria. Ecco la sua versione dell’”assedio a Homs”: “Il quartiere dove vivo – misto, con sunniti come è mio marito, alaouiti, cristiani –  è circondato su tre lati da quartieri che si erano riempiti di gruppi armati, soprattutto Khalidyia. Noi chiedevamo più presenza dell’esercito, perché era rischioso uscire dal quartiere, mia figlia non è più andata all’università, tanti non andavano al lavoro. Per poter viaggiare fuori Homs hanno riattivato la vecchia stazione delle corriere, in una zona tranquilla. Nel quartiere c’era un grande rischio per via dei cecchini, mio marito un giorno ha soccorso una donna colpita di striscio in strada”. Ma dicono che sono tiratori del regime…”Ci sono diversi video in cui i terroristi rivendicano le loro azioni  – anche decapitazioni, impiccagioni – e le mostrano anche”. Ma a febbraio l’esercito ha bombardato Homs e Khalidya uccidendo civili? “Certo c’è stata battaglia – non si poteva lasciare un’intera area nelle loro mani – e molte cose sono distrutte. Da Baba Amr e Khalidyia i civili se ne erano andati quasi tutti. Ma i terroristi avevano preso ostaggi, scudi umani che  una volta liberati hanno raccontato la loro storia”. Parla di molte ragazze che adesso si velano per sicurezza. Parla di un medico bulgaro nel cui ambulatorio i “terroristi portavano i feriti. E’ tornato in patria, si sentiva preso fra i due fuochi”. Afferma che “ritirandosi da Baba Amr i terroristi hanno preso possesso di Hamidya – quartiere con molti cristiani che non stanno da nessuna delle due parti e che sono scappati – rubando e saccheggiando. Conclude che “è ancora possibile la pace e la riconciliazione, ma devono smettere di mandare armi e soldi in Siria”.

Gaith (“Pioggia”) è studente alla facoltà di odontoiatria a Damasco e va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua versione. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi. Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora  è arrivato l’esercito”. I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs…”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”. E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”. Com’è adesso la situazione a Homs? “Rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Sono islamisti, non rivoluzionari”.

Zabadani

Ed ecco Samir,  studente di  Zabadani, un luogo di turismo montano per i damasceni, verso i confini con il Libano, dove fiorisce il contrabbando di armi e combattenti. “Di Zabadani si è parlato poco perché il clou degli scontri è stato contemporaneo a quello di Homs, a febbraio. Mesi prima erano iniziate proteste e c’erano stati alcuni…incidenti ma poi rapidamente si sono visti per le strade sempre più uomini armati. “Per proteggerci”, dicevano. Attaccavano i check points. L’esercito non è intervenuto finché non è diventato evidente che gli armati erano oltre mille e volevano creare un’area ‘liberata’. Alcune famiglie che erano contro il governo dicevano anche ‘non siamo soli’ e forse si riferivano a combattenti di altri paesi. Se a febbraio l’esercito ha avuto bisogno di settimane per riguadagnare il controllo dell’area vuol dire che si opponeva a combattenti professionisti e armi sofisticate.  Molti abitanti sono fuggiti dagli scontri, noi siamo rimasti ma tappati in casa e senza luce né telefono. Poi a Zabadani si è avviato il negoziato, attraverso alcune famiglie importanti e si è raggiunto un cessate il fuoco, il primo caso nel paese. Parte degli armati sono andati altrove, altri erano stati arrestati o uccisi, altri hanno deposto le armi”.

UNEDITED ENGLISH

Syria .6 – Iraqis and Syrians, that no one hears voices  

Marinella Correggia

Jbab and Damascus  

“Worse than the earthquakes and storms is sectarian hatred. For our religion is a serious sin. He who kills a single person is as if he slew the whole humanity, says the Koran. Yet outside powers have made sure to fuel the sectarian violence in Syria. ” The master Ali is a practicing Muslim and a Sunni who lives in the big town of Jbab, Deraa Governorate (considered a stronghold of opposition to the government), 40 minutes by bus from Damascus, between new and old olive trees (Syria is among the first producers in the world) and wheat fields. A Jbab “recycle” the big dark basalt stones to build new homes; his, Ali has built for itself and with spontaneous bio-architecture criteria. After a tea and coffee, takes his leave with his wife (who does not speak), indicating that Jdab there are problems and that when he went to Deraa to take the salary he found everything quiet.

Iraqis wandering   in Damascus, in the neighborhood of Jaramana, the evening Iraqis (men) gather to play chess and drink tea under a large tent decorated, set up two years ago by one of them. Syria has hosted and houses as well as Palestinian and Lebanese an incredible number of Iraqis fled after Bush’s war of 2003 with the chaos and sectarian strife that followed. According to the UN High Commissioner for Refugees (UNHCR), the number (floating) of Iraqi refugees in Syria is 300 thousand more than 1,100,000 people without status. They are a part are recorded.

Damascus has always given renewable residence permits but the enormity of refugees is a huge social burden. Increased rents and houses, has brought the phenomena of crime, disease, prostitution. Apart from food aid provided by UNHCR, free health care facilities and the Syrian Red Crescent Syrian, the school also free (but many Iraqi children do not go there and work), the Iraqis can not work in theory, however, the ‘ employment at the black is tolerated. As they see the tragedy Syrian? Saad (Baghdad district Qarrada) runs a laundry room: “We fled to Syria because it was easier to be accepted here, life was cheap, we were close to our country and traditions are similar. But now we fear an armed intervention outside also here to support groups of fanatical terrorists like those who have sent away from Iraq. Want to burn Syria with all its inhabitants? Many Iraqis are trying to leave. There is also a policy to make it go a bit ‘in Turkey to inflate the figures on refugees from Syria. ”   Under the tent-bar, Mr. Abdel Fatteh explains that due to banking sanctions is now difficult to receive a pension from Iraq. “I came here in 2006 with my wife and three children to the danger of attacks, sectarian violence, kidnappings … Now I see everything here.” Majid, who lived in Baghdad for Adamyia, arrived in 2007 with his wife and five children after the other three were killed, one after a kidnapping, and two twins in an explosion in the city. He works as a shop-but the crisis has hurt all of Syria, and international aid to the refugees have little importance. He did the interview to move … in the United States.

Their history from Homs  
Remain in Homs and will not return in the Eastern European country that has left 29 years ago with her husband Syrian M. Currently on a visit to Damascus, asking not to specify or her country of origin nor the district of Homs where he lives because “I guess I’m one of the few foreign still there and risk.” Back home frequently and also there is misinformation about Syria. Here is his version of ‘”siege in Homs”: “The neighborhood where I live – mixed with Sunnis as is my husband, alaouiti, Christians – is surrounded on three sides by districts that were filled with armed groups, especially Khalidyia. We asked more military presence, because it was risky to leave the neighborhood, my daughter is no longer went to university, many were not going to work.
To be able to travel outside of Homs have reactivated the old bus station, in a quiet area. In the neighborhood there was a big risk because of snipers, my husband one day rescued a woman hit streak on the road. ” But they say they are shooters of the regime … “There are several videos in which the terrorists claim their actions – including beheadings, hangings – and also show”. But in February the army bombed Homs and Khalidya killing civilians? “Of course there was the battle – you could not leave a whole area in their hands – and many things are destroyed. From Baba Amr Khalidyia and civilians had left almost everyone. But the terrorists had taken hostages, human shields, which have been released have told their story. ” He speaks of many girls who are now veil for security. It’s about a Bulgarian medical clinic in which the “terrorists brought the wounded. And ‘returning home, he felt caught between two fires. ” He states that “withdrawing from Baba Amr terrorists have taken over Hamidya – neighborhood with many Christians who are not from either party and that they fled – stealing and looting. Concludes that “it is still possible to peace and reconciliation, they should stop sending money and weapons to Syria.”
Gaith (“Rain”) is a student at the Faculty of Dentistry at Damascus and Homs to go every month to see family dwelling in the neighborhood of Al Zahra. Here is his version. “The terrorists had settled in the districts of Baba Amr and Khalidya (which is close to Al Zahra) and wanted to do another of those areas Benghazi, maybe even another Muslim Afghanistan. Perhaps they wanted to take all of Homs. Meanwhile, my neighborhood was almost surrounded, it was dangerous to go and work somewhere else, you risked kidnapping, murder of alaouiti, Christians, and Sunnis who were not with the terrorists. From Khalidya and Bara Amr came to Zahra and Akrama attacks like the one that killed French journalist (Gilles Jacquier, to Akrama, ed.) No, I do not know where the terrorists are, they tell me that there is evidence of the presence of many foreigners. ” Why is the army arrived in February to encircle Baba Amr? Before February, the army was in Homs, there was only the police. The government had sent in those districts of the religious, but were unwilling to negotiate. Then came the army. ” The media say that the army has killed so many civilians in Homs … “Maybe the civilians were killed between two fires. But many killed were not civilians, were well armed. ” And the massacre in Zeitoun Karm, all those horrible deaths we’ve seen in videos released in March? “They were terrorists. They also said the surviving relatives. ” How is the situation now in Homs? “There are armed groups and Baba Amr Khalidya”. What do you think of Free Syrian Army? “They are Islamists, not revolutionary.”
 Zabadani  
And here is Samir, a student of Zabadani, a place of mountain tourism for Damascus, towards the borders with Lebanon, where blooms the smuggling of weapons and fighters. “Of Zabadani has said little since the climax of the fighting was contemporaneous with that of Homs, in February. Months before they started protests and there were a few incidents … but then quickly are seen on the streets more and more armed men. “To protect ourselves,” they said. They attacked the checkpoints.

The army did not intervene until it became obvious that they were over a thousand armed and wanted to create a ‘liberated’. Some families who were against the government also said ‘we are not alone’ and perhaps were referring to fighters from other countries. If the army in February of weeks needed to regain control of the area means that opposed to professional fighters and sophisticated weapons. Many residents have fled the fighting, but we are left plugged into the house without electricity or telephone. Then Zabadani has started negotiations through some important families and has reached a cease-fire, the first case in the country. Part of the armed men went elsewhere, others had been arrested or killed, while others have laid down their arms. “