MARINELLA CORREGGIA: VOICES FROM DAMASCUS

Posted on April 27, 2012 by

0


OBSERVER MISSION, THIRD REPORT

UNEDITED ENGLISH

Marinella Correggia

Damascus on the road to Baghdad?

Two other explosions yesterday morning (Friday), a suburb in the Maidan, with perhaps nine dead and many wounded (near the police station), and the other to Adaoui (two deaths), after the explosion of days ago in Merjeh with three wounded.

There is concern, but smiles and thanks to the members of Russians, Venezuelans, Indians and South Africans of the “international delegation of anti-imperialist solidarity” organized by the World Council of Peace and the World Federation of Democratic Youth (WFDY), with 29 participants from 24 countries.

As for the other delegates (Turkish, Belgian, British, Italian) “One thing I know that your governments, other people, intoxicated by the strategy of lies” (heard in Iraq, Libya, Yugoslavia, did not know that the people Western governments they vote for …?).

Damascus is full of banners and posters with the faces of election candidates and candidates posing, along with candidates ‘independent’, others belong to new parties, including some opposition “dialoguing” as the Popular Front for the change, others are the National Progressive Front, a coalition of parties already in parliament (although the two communists) so far was elected by a single list.

After the last attack in the district of Merjeh days ago with three wounded, in Damascus there is concern, particularly given how bellicose tone of Juppé and Obama. But the blame falls on those fighting in violation of UN ceasefire? Brahim, driver originally from Hama, credits the government’s version: the army reacts to the armed groups, not fire on unarmed demonstrators, and “as for the dead in recent days in my city, but the artillery was not a mistake of terrorists: exploded a kind of clandestine bomb “. Besides, even the Syrian Observatory of Human Rights (London), virtually the only source of international media, admits that the responsibility is unclear and calls for UN observers to investigate.

Asks an impartial investigation of all the victims of these long months of violence in its part, the Palestinian mother superior of the monastery of Deir Mar Yacoub Qara, Agnes de la Croix-Mariam, motto active in seeking the truth on the basic question: who kills who and why. “In the monastery have ten different nationalities, do not do politics: the Syrians, and they alone decide who should be governed.” He continues: “For many months we denounce the so-called opposition activists misinformation that often provide false information supporting the civil war and the interference. We shot almost anywhere and we have much evidence, names, facts, lists of the dead. The world, the UN will listen to us. “

The Syrian government in a March 30 letter to the UN has made a list of 6,143 deaths in twelve months “because of armed groups”: 2,500 soldiers and policemen, the rest civilians, caught in the middle or killed directly, according to the government, by terrorists. The union of Trade Unions (pro government) has sent to its list of international partners “110 workers martyrs, killed by armed gangs.”

“There are 5,000 armed Dayr az Zor,” says Salam, young of the United Communist Party, “We try to provoke the army to gain international armed intervention, but if this happens we will do as partisans,” he says, while criticizing episodes of violence by the government, “but they are not directed against peaceful demonstrators as they always say” (rather, the victims were unarmed civilians taken between two fires). The restaurant al-Dar (“the house”) at the center of Damascus in the time before the crisis was full of tourists and Syrians, and is now free of one or the other, Salam explains that Syria and its workers affected by the sanctions ( “Russian companies do not even dare to trade with us fearing retaliation”) should aim to autonomy, to make for themselves, following the example of whom he greatly admired Venezuela and Cuba Smiling says that among the candidates there are many “Berlusconi” and attributes the widespread discontent in Syria neoliberal government policies in recent years, but claims that the opposition (including the inner and unarmed) has not even the advocates of programs, and otherwise “do not want dialogue,” and makes the game of foreign powers, “not condemning the use of weapons and violence against civilians and military.”

The Turkish Gocke Piskin, the youth section of the Republican People’s Party (opposition) met Mehmet Hua Turkish language teacher in Damascus, protesting “against the heavy interference of the government of Erdogan, a persecutor of six thousand political prisoners including the Kurds , and many journalists. ” In Istanbul, opposition parties and students organize a national rally on May 19.

Many of the rubbish bins around the city, with white paint phrases define the prostitute Qatari broadcaster Al Jazeera.

ITALIAN

VOCI DA DAMASCO “BEH, DIVENTEREMO PARTIGIANI”

Marinella Correggia

Damasco sulla via di Baghdad? Due altre esplosioni ieri mattina (venerdì), una nel quartiere periferico Maidan, forse con nove morti e molti feriti (vicino a posto di polizia), e l’altra ad Adaoui (due morti), dopo l’esplosione di giorni fa a Merjeh con tre feriti. C’è preoccupazione, ma sorrisi e ringraziamenti per i membri russi, venezuelani, indiani e sudafricani della “delegazione internazionale di solidarietà antimperialista” organizzata dal Consiglio mondiale della Pace e dalla Federazione mondiale della gioventù democratica (Wfdy) , con 29 partecipanti da 24 paesi. Quanto agli altri delegati (turchi, belgi, inglesi, italiani) “sappiamo che una cosa sono i vostri governi, l’altra i popoli, intossicati dalla strategia delle menzogne” (già sentito in Iraq, Libia, Jugoslavia; non sanno che i popoli occidentali votano i loro governi…?). Damasco è piena di striscioni e manifesti elettorali con le facce di candidati e candidate in posa; insieme ai candidati “indipendenti”, altri appartengono a nuovi partiti fra i quali alcuni di opposizione “dialogante” come il Fronte popolare per il cambiamento; altri ancora sono del Fronte nazionale progressista, coalizione di partiti già in parlamento (anche i due comunisti) che finora veniva eletta con lista unica.

Dopo l’ultimo attentato giorni fa nel quartiere di Merjeh con tre feriti, a Damasco c’è preoccupazione, visti anche i toni bellicosi di Juppé e Obama. Ma su chi ricade la colpa degli scontri in violazione della tregua Onu? Brahim, autista originario di Hama, accredita la versione governativa: l’esercito reagisce ai gruppi armati, non spara su manifestanti disarmati, e “quanto ai morti dei giorni scorsi nella mia città, non è stata l’artiglieria ma un errore dei terroristi: è esplosa una specie di fabbrica clandestina di bombe”. Del resto perfino l’Osservatorio siriano dei diritti umani (a Londra), fonte pressoché unica dei media internazionali, ammette che la responsabilità non è chiara e chiede agli osservatori Onu di indagare.

Chiede una inchiesta imparziale su tutte le vittime di questi lunghi mesi di violenze al canto suo la madre superiora palestinese del monastero Deir Mar Yacoub di Qara, Agnès-Mariam de la Croix, motto attiva nella ricerca della verità sulla questione di base: chi uccide chi e perché. “Al monastero abbiano dieci nazionalità diverse; non facciamo politica: i siriani e solo loro devono decidere da chi essere governati”. E prosegue: “Da tanti mesi denunciamo le mistificazioni dei cosiddetti attivisti dell’opposizione che spessissimo forniscono notizie false favorendo la guerra civile e l’ingerenza. Abbiamo girato quasi ovunque e abbiamo molte prove, nomi, fatti, liste di morti. Il mondo, l’Onu ci ascoltino”.

Il governo siriano il 30 marzo in una lettera all’Onu ha fatto la lista di 6.143 morti in dodici mesi “a causa dei gruppi armati”: 2.500 soldati e poliziotti, il resto civili, presi in mezzo o uccisi direttamente, secondo il governo, dai terroristi. L’unione dei sindacati (pro governo) ha mandato ai partner internazionali una sua lista di “110 lavoratori martiri, uccisi da bande armate”.

“Ci sono 5.000 armati a Dayr az Zor”, spiega Salam, giovane del Partito comunista unificato; “Si cerca di provocare l’esercito per ottenere l’intervento armato internazionale; ma se questo succede faremo come i partigiani”, afferma, pur criticando episodi di violenza da parte del governo “che però non sono rivolte contro manifestanti pacifici come si dice sempre” (piuttosto, le vittime civili disarmate sarebbero prese fra i due fuochi). Nel ristorante al-Dar (“la casa”) al centro di Damasco che nei tempi pre-crisi era pieno di turisti e siriani e ora è privo degli uni e degli altri, Salam ci spiega che la Siria e i suoi lavoratori danneggiati dalle sanzioni (“perfino compagnie russe non osano commerciare con noi temendo ritorsioni”) dovrebbero mirare all’autonomia, al far da sé, seguendo l’esempio dei da lui molto ammirati Venezuela e Cuba. Sorridendo dice che fra i candidati ci sono molti “Berlusconi” e attribuisce il malcontento diffuso in Siria alle politiche neoliberiste governative degli ultimi anni; ma sostiene che l’opposizione (anche quella interna e non armata) non ha certo programmi antiliberisti anzi, il contrario e “non vuole il dialogo”, e fa il gioco delle potenze straniere, “non condannando l’uso delle armi e della violenza contro civili e militari”.

La turca Gocke Piskin, sezione giovanile del Partito repubblicano del popolo (all’opposizione) ha incontrato Mehmet Hua insegnante di lingua turca a Damasco, che protesta “contro la pesantissima ingerenza del governo di Erdogan, persecutore di seimila prigionieri politici fra i quali i curdi, e molti giornalisti”. A Istanbul partiti dell’opposizione e studenti organizzano il 19 maggio una manifestazione nazionale.

Su molti cestini per l’immondizia in giro per la città, frasi con vernice bianca definiscono prostituta l’emittente qatariota al Jazeera.